Emergenza clima, obiezione di coscienza, IA regolata
Dalla pagine del Lancet, BMJ, JAMA Internal Medicine e New Scientist
Ops! Per usare il Centro di Lettura devi prima effettuare il log in!
Password dimenticata?Non hai un account? Registrati
Hai già un account? Log in
Dalla pagine del Lancet, BMJ, JAMA Internal Medicine e New Scientist
1. Emergenza clima: dieci su quindici limiti superati. L’ultimo rapporto Lancet Countdown rivela che le minacce alla salute del cambiamento climatico hanno raggiunto livelli record. Mentre le persone in ogni Paese affrontano minacce alla salute senza precedenti a causa del cambiamento climatico, persistono i continui investimenti nei combustibili fossili e i ritardi nei finanziamenti per le azioni di protezione della salute. Riorientare urgentemente le risorse dall’economia basata sui combustibili fossili verso un futuro sano e a zero emissioni produrrà rapidi benefici per la salute e l’economia. Il rapporto 2024 analizza il rapporto tra salute e cambiamenti climatici in cinque ambiti chiave e 56 indicatori, fornendo la valutazione più aggiornata dei legami tra salute e cambiamenti climatici. Il lavoro della commissione promossa dalla rivista diretta da Richard Horton sottolinea tre aspetti principali. Primo, il rapido cambiamento del clima rappresenta una minaccia per le comunità di ogni Paese, che si trovano ad affrontare l’aumento delle temperature, eventi meteorologici devastanti, cambiamenti nella trasmissione di malattie infettive, incendi e siccità. Dei 15 indicatori che monitorano i pericoli, le esposizioni e i diversi impatti sulla salute legati ai cambiamenti climatici, 10 hanno raggiunto nuovi record nell’ultimo anno di dati. Secondo, mentre l’azione per affrontare il cambiamento climatico è limitata dalla scarsità di fondi, le risorse economiche continuano a essere destinate ad attività che danneggiano la salute e ostacolano la transizione verso un futuro diverso e più salubre. Terzo, i nuovi record di emissioni legate ai combustibili fossili, promosse dai persistenti investimenti in questi ultimi, stanno riducendo le possibilità di sopravvivenza dell’intera umanità. Le disuguaglianze in materia di salute stanno aumentando e le persone più svantaggiate sono come sempre le più colpite. Dopo decenni di ritardi, evitare l’impatto più grave dei cambiamenti climatici sulla salute richiede cambiamenti coerenti tra diverse nazioni, strutturali e messi in atto nei sistemi energetici, di trasporto, agricoli, alimentari e sanitari. Inoltre, è necessaria una trasformazione globale della finanza mondiale, che sposti le risorse dall’economia basata sui combustibili fossili verso un futuro a zero emissioni e che sia capace di promuovere salute.
2. Assistere il morente, nel mondo. The BMJ propone un approfondimento sulla morte medicalmente assistita di notevole interesse sia per i contenuti e le informazioni offerte, sia per la forma con la quale sono proposte. Un articolo uscito a fine ottobre tratteggia la normativa attuale in diverse nazioni facendo leva su testimonianze di familiari e operatori sanitari. Ne esce un quadro articolato e problematico. In conclusione di questa panoramica, Leonie Herx dell’Università di Calgary in Canada firma una nota molto personale sulla propria vita di medico con una legislazione in divenire che ha favorito e accompagnato un mutamento più complessivo nella percezione del fine vita e del ruolo dei professionisti sanitari: “Credo che ci sia stato uno strano cambiamento nella cultura. Affrontare la sofferenza era considerata un’arte così profonda che richiedeva tempo ed era apprezzata. Ora sembra che si dica che il modo migliore per affrontare la sofferenza sia porre fine alla vita di qualcuno”. E chiude con un’affermazione che fa riflettere: “Stiamo dedicando sempre più tempo a gestire le questioni procedurali legate alla morte medicalmente assistita, per paura di ricevere denunce, e questo ci distoglie dal nostro lavoro nelle cure palliative. Gli operatori sanitari sono traumatizzati dal fatto di vedere sempre più persone che ricorrono all’eutanasia come ripiego per la mancanza di risorse e di accesso alle cure”.
3. Morte medicalmente assistita e obiezione di coscienza. Un altro contributo del BMJ, di carattere giornalistico, fa il punto sulla proposta di legge avanzata in Inghilterra e soprattutto sulla previsione della possibilità di un’obiezione di coscienza da parte del medico: “una persona non ha alcun obbligo (sia per contratto che derivante da qualsiasi requisito statutario o legale) di partecipare a qualsiasi cosa autorizzata da questa legge rispetto la quale quella stessa persona possa avere un’obiezione di coscienza.” La posizione della British medical association è cambiata negli ultimi anni, sempre avendo cura di monitorare il sentimento dei propri iscritti nei confronti di un agire obiettivamente oggetto di controversie: circa quattro medici su dieci conservano un atteggiamento contrario o incerto sul proprio coinvolgimento nel morire intenzionale di un malato. Alberto Giubilini, ricercatore senior presso l’Uehiro Oxford Institute dell’Università di Oxford citato diffusamente nell’articolo, sostiene invece che non dovrebbe spettare al singolo medico dichiarare di non voler offrire un aspetto dell’assistenza sanitaria approvato dalla legge: in altri termini, non è d’accordo con la possibilità di un’obiezione di coscienza. “I medici sono autorizzati dalla società in cui operano a fare determinate cose che altre persone non possono fare” afferma. “Se la società ritiene che la morte medicalmente assistita faccia parte di un’assistenza sanitaria adeguata, l’argomento che io sostengo è che non è possibile astenersi dal farlo, perché fa parte del contratto sociale che determina cosa significa essere una professione”. Giubilini è preoccupato che l’obiezione di coscienza possa portare alcuni medici a rifiutarsi di prestare questa assistenza, lasciando così i pazienti privi di un supporto che desiderano o di cui hanno bisogno.
4. Intelligenza artificiale regolata. A maggio 2024, la Food and Drug Administration (ente regolatorio degli Stati Uniti) aveva approvato 882 dispositivi medici “alimentati” con intelligenza artificiale o sistemi di machine learning (AI/ ML). Numero destinato ad aumentare drasticamente col rapido sviluppo di large language model. Proprio la quantità dell’offerta rende urgente sviluppare meccanismi di governance e di monitoraggio per garantire la sicurezza, l’inclusività e la sostenibilità dei sistemi di AI/ML in ambito sanitario. Come spiega un articolo uscito sul JAMA Internal Medicine, in risposta a questa esigenza, la National academy of medicine (Nam) ha avviato un progetto volto a definire un codice di condotta dell’IA per determinare norme fondamentali e universali di best practice per tutte le AI/ML in ambito sanitario e biomedico. Secondo gli autori ci sono tre aspetti principali che distinguono l’AI/ML da altri dispositivi medici, prodotti farmaceutici o cartelle cliniche elettroniche oggetto di attenzione regolatoria. In primo luogo, la conditio sine qua non dei sistemi di AI/ML è che i modelli si modifichino autonomamente in risposta ai dati. Per molti aspetti, questa è una qualità e non un difetto. Tuttavia, richiede un approccio che preveda il monitoraggio continuo dell’efficacia clinica, non solo in termini di benefici per il paziente, ma anche di rischi per la sicurezza del malato. Il secondo elemento distintivo dei sistemi AI/ML è che il ritmo del cambiamento avviene in modo continuo e in tempi accelerati: pertanto, i sistemi di monitoraggio della sicurezza devono passare da un paradigma di analisi a intervalli fissi a uno di valutazione adattiva continua e quasi in tempo reale. Infine, la terza sfida è rappresentata dal fatto che molti sistemi di IA/ML sono scalabili, il che significa che un monitoraggio puntuale dei singoli step dello “strumento” potrebbe non essere sufficiente per identificare e risolvere un malfunzionamento o una distorsione delle prestazioni che influisce sulla sicurezza del paziente. In quest’ottica gli autori sostengono che il quadro di riferimento del monitoraggio della sicurezza dei sistemi di IA/ ML non possa che essere a livello nazionale. “Che questo avvenga sotto forma di un unico cosiddetto zar dell’IA sanitaria o di un sistema federato è più che altro una questione politica”, scrivono. “È probabile che esistano diverse soluzioni praticabili, ma è improbabile che l’infrastruttura e il capitale umano necessari per identificare con precisione un’ampia gamma di potenziali problemi di sicurezza possano essere riconducibili a una singola istituzione”.
5. Attenti a quei libri. L’ultimo libro di Yucal N. Harari, Nexus, è pieno di inesattezze e di errori: del resto, l’autore è docente di Storia medioevale, ed è più che logico non aspettarsi un’analisi competente del futuro dell’umanità ripensata dall’intelligenza artificiale. Secondo Michael Marshall – che ne scrive su New Scientist – la saggistica scientifica è piena di spazzatura ma la ragione non è solo – o non è tanto – nella mancanza di competenza degli scienziati-scrittori: “No, il problema è molto più semplice ed è uno sporco segreto dell’editoria non fiction: la maggior parte dei libri non viene controllata. Se un autore commette un errore o interpreta male uno studio, nessuno lo corregge”. Nel giornalismo, le pratiche di fact-checking variano molto. Il New Scientist ha due livelli di redattori che assicurano la leggibilità e l’accuratezza. Altri sono ancora più severi: i factcheckers New Yorker rielaborano intere parti di contenuto. L’editoria saggistica è molto più rilassata. Spesso non c’è alcun fact-checking: gli editor danno indicazioni sulla leggibilità, ma si fidano delle affermazioni fattuali. Insomma: non c’è da fidarsi e la cosa preoccupante è che alcuni autori tra quelli citati da Marshall sono molto influenti. Milioni di copie vendute, conferenze in giro per il mondo: on definitiva, le fake news non sono qualcosa che proviene solo dai bassifondi della rete, ma possono avere anche firme prestigiose e, purtroppo, credibili.
I cinque articoli della settimana
1. Romanello M, Walawender M, Hsu S-C, et al. The 2024 report of the LancetCountdown on health and climate change: facing record-breaking threats from delayed action. Lancet 2024; 29 ottobre.
2. Dean E. Conscientious objection: will doctors be able to opt out of assisted dying? BMJ 2024; 387.
3. Chown S, Volkmer A, Looi M-K. What is it like for doctors working under assisted dying laws? BMJ 2024; 387.
4. Gonzalez A, Crowell T, Lin SY. Ai code of conduct—Safety, inclusivity, and sustainability. JAMA Intern Med. Published online October 28, 2024.
5. Marshall M. Readers deserve better from popular science books. New Scientist, 19 ottobre 2024.
Leggendo la modernità nella tela di Rembrandt van Rijn
Intervista a Mariassunta Piccinni, del gruppo “Un Diritto Gentile”
Intervista a Luciano Orsi, della Consulta scientifica del “Cortile dei Gentili”
