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I risultati di uno studio possono essere presentati, oltre che sotto forma di rischio assoluto e di NNT, anche come rischio relativo. Si tratta di una modalità di presentazione dei dati molto usata ma che può portare a qualche fraintendimento, come si vedrà più avanti. Il rischio relativo esprime il rischio registrato nel braccio di intervento rispetto a quello del braccio di controllo. Si calcola dividendo il rischio assoluto (AR) del braccio di intervento per AR del braccio di controllo.

Supponiamo che in uno studio nel braccio di intervento si siano avuti 4 eventi ogni 100 trattati (AR = 4% = 0,4) e nel braccio di controllo 6 eventi ogni 100 trattati (AR = 6% = 0,6). Il rischio relativo (RR) sarà:

AR intervento 0,4/AR controllo 0,6 = 0,66 = 66%

Il rischio relativo si può esprimere come numero decimale oppure in percentuale: infatti 4% rappresenta il 66% di 6%.

La riduzione del rischio relativo (RRR) si calcola con la sottrazione:

1 – RR = 1 – 0,66 = 0,34 = 34%

Nello studio 4S (Scandinavian Simvastatin Survival Study Group, 1994) furono arruolati 4444 pazienti affetti da cardiopatia ischemica, randomizzati a simvastatina oppure placebo. L’endpoint primario era rappresentato dalla mortalità totale. Al termine del follow-up si ebbero 256 decessi su 2223 soggetti nel gruppo placebo e 182 decessi su 2221 soggetti del gruppo trattato. Il rischio assoluto nel gruppo placebo fu di 11,50% mentre nel gruppo simvastatina fu di 8,2%. Il RR fu di 0,71. Si ebbe quindi una riduzione del rischio relativo (RRR) del 29% (1 – 0,71 = 0,29 = 29%). Anche se spesso i risultati di uno studio vengono riportati in termini di rischio relativo bisogna essere consapevoli che questa modalità tende a enfatizzare i benefici del trattamento. Come si può vedere se i risultati dello studio 4S vengono riportati come riduzione del rischio relativo si ha un’impressione diversa che se si riportano in termini di riduzione del rischio assoluto. Infatti RRR = 29% mentre ARR = 3,3% (11,5% – 8,2%). Esprimere i risultati in termini relativi comporta anche un’altra conseguenza: una distorsione nel paragone diretto tra due tipi di trattamento.

La tabella 1 mostra i risultati di uno studio in cui erano stati arruolati 3000 soggetti trattati con farmaco A, farmaco B e placebo. Se si considera la riduzione del rischio relativo ottenuta con i due farmaci rispetto al placebo si nota che il farmaco A è superiore al farmaco B perché ottiene una riduzione degli eventi del 75% in luogo del 50%. Tuttavia non si ha una chiara percezione della differenza e a prima vista si è portati a vedere un’efficacia abbastanza sovrapponibile. Se si osserva invece il rischio assoluto dei due farmaci si nota che A ha un rischio di eventi che è la metà di quello di B (2% con A e 4% con B).

FARMACO A
1000 trattati
FARMACO B
1000 trattati
PLACEBO
1000 trattati
N. eventi = 20N. eventi = 40N. eventi = 20
Rischio relativo rispetto a placebo = 0,25
Riduzione del rischio relativo = 75%
Rischio relativo rispetto a placebo = 0,5
Riduzione del rischio relativo = 50%
Tabella 1

Valutare i risultati in termini relativi comporta anche un’altra distorsione, come si vede dalla tabella 2. Ipotizziamo due studi in cui farmaco A e farmaco B sono stati confrontati con placebo. Se si guarda solo alla riduzione del rischio relativo (RRR) si è portati a ritenere che i due farmaci siano parimenti efficaci perché entrambi portano a una riduzione del rischio relativo del 50%. In realtà se si calcolano i relativi NNT si vedrà che per il farmaco A si ottiene un NNT = 20 (100/5) mentre per il farmaco B si ha un NNT = 50 (100/2). In altri termini con il farmaco A ogni 100 pazienti si avranno 5 eventi in meno, con il farmaco B gli eventi evitati ogni 100 pazienti saranno 2.

FARMACO AFARMACO B
1000 trattati con placebo: AR = 10%5000 trattati con placebo: AR = 4%
1000 trattati con farmaco: AR = 5%5000 trattati con farmaco: AR = 2%
RR = 0,5RR = 0,5
RRR = 50%RRR = 50%
Tabella 2

Talora può succedere che nel braccio di trattamento i risultati siano peggiori di quelli ottenuti nel braccio di controllo. Per esempio in uno studio si ha un AR = 10% nel braccio di trattamento e un AR = 8% nel braccio di controllo. In questo caso il rischio relativo si ottiene dalla divisione: 10/8 = 1,25. Come si vede l’RR è superiore a 1: in termini relativi con il trattamento si ha un aumento del 25% degli eventi.

In conclusione un rischio relativo inferiore a 1 indica che il trattamento è favorevole, superiore a 1 indica che il trattamento è sfavorevole, uguale a 1 indica nessuna differenza tra trattamento e controllo.

Renato Luigi Rossi
Medico di famiglia


Questo testo è tratto dal libro “Come leggere uno studio clinico” di Renato Luigi Rossi (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.

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