L’assalto alla ricerca biomedica e l’intuizione nella pratica clinica
Dalle pagine di Nature, JAMA, Aeon, The BMJ e CARE
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Dalle pagine di Nature, JAMA, Aeon, The BMJ e CARE
1. La ricerca senza valore ai tempi di Trump. L’amministrazione di Trump ha imposto tagli drastici ai finanziamenti per la ricerca, licenziamenti di massa e restrizioni alla libertà scientifica, colpendo istituzioni come i National institutes of health, i Centers for disease control and prevention e l’Environmental protection agency. Inoltre, la decisione di ritirarsi dall’Oms e di ridurre gli impegni globali minaccia obiettivi cruciali di salute e sostenibilità. Un editoriale di Nature lo definisce un attacco senza precedenti alla scienza e alla ricerca sanitaria: la comunità scientifica globale è chiamata a reagire, sostenendo i ricercatori e denunciando queste politiche. Sandro Galea, direttore del JAMA Health Forum, e Kirsten Bibbins-Domingo, direttrice del JAMA e del JAMA Network, ricordano che, con un budget annuale di alcuni miliardi di dollari, i Nih sono il più grande finanziatore pubblico mondiale della ricerca biomedica. Ogni dollaro investito genera un ritorno di 2,46 dollari in attività economica e le vaccinazioni infantili del 2009 hanno portato risparmi di oltre 80 miliardi di dollari. Sulle pagine del JAMA Health Forum, Galea e Bibbins-Domingo sottolineano che il valore della ricerca sanitaria non si limita ai suoi effetti economici o ai miglioramenti della salute: è un pilastro fondamentale per il progresso della società, poiché la salute è il mezzo per garantire a tutti una vita piena e libera. Questa crisi evidenzia il rischio di aver perso la narrazione sul valore della ricerca sanitaria, che dovrebbe essere centrale nell’identità nazionale, tanto quanto la democrazia e l’autodeterminazione: “Senza un solido impianto di ricerca che orienti il Paese verso una migliore salute collettiva, si assisterà a un peggioramento dello stato di salute nazionale e a una minore capacità, per tutti, di vivere pienamente la propria esistenza, indipendentemente dall’orientamento politico. Se, nel clima di divisione sociale attuale, questo principio è stato perso, il rischio è grave. E si tratta di un pericolo che oggi si manifesta con particolare evidenza, minacciando le stesse fondamenta della ricerca sanitaria accademica” [1].
2. L’intelligenza artificiale per la citizen science. Durante la pandemia di covid-19, il governo del Togo ha usato l’intelligenza artificiale per identificare famiglie bisognose analizzando immagini satellitari e dati telefonici, permettendo di distribuire aiuti economici in modo rapido ed efficace. È uno degli esempi riportati in un editoriale di Nature che spiega le potenziali utilità dell’intelligenza artificiale per combattere la povertà. Ora che la pandemia è finita, si studiano nuove applicazioni ma servono dati accurati sulle condizioni di vita delle persone. I tradizionali sondaggi in presenza sono costosi, spesso inaffidabili e rischiano di escludere le fasce più vulnerabili. Una possibile soluzione è la citizen science, ovvero il coinvolgimento di cittadini nella raccolta dati. In Ghana, ad esempio, volontari monitorano i rifiuti marini e i loro dati sono ora integrati nelle statistiche ufficiali. Un gruppo di esperti propone di combinare l’intelligenza artificiale e citizen science per migliorare la raccolta di informazioni sociali e ambientali, un’idea sostenuta anche dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Tuttavia, conclude l’editoriale, servono finanziamenti, che potrebbero diminuire se grandi donatori, come gli Stati Uniti, riducessero il loro impegno a livello internazionale [2].
3. L’intuizione e il dubbio nella pratica clinica. Un medico anestesiologo racconta la sua esperienza di perdita dell’intuizione professionale dopo una lunga vacanza. Al ritorno, si accorge di non avere più quella sicurezza che gli permetteva di prendere decisioni rapide in sala operatoria. La mancanza di intuizione lo rende insicuro e, durante un intervento chirurgico, si trova a dover affrontare l’incertezza su quale anestesia somministrare a una paziente. La sua indecisione lo porta a prendere una decisione impulsiva che si rivelerà errata. Questa amara esperienza lo spinge a riflettere sul valore dell’intuizione, frutto della combinazione di informazioni inconsce e di esperienze passate, per prendere decisioni migliori. Un esempio celebre di intuizione in situazioni difficili è quello del generale statunitense Dwight Eisenhower prima dell’invasione del D-Day, quando dovette prendere una decisione difficile senza alcuna certezza. “A volte dobbiamo agire in modo riflesso, come quando calciamo una palla di calcio senza pensarci troppo”, racconta sulla rivista Aeon. “Nel mio caso, la perdita di intuizione mi aveva fatto agire in modo impulsivo e insicuro. Tuttavia, quando la mia intuizione è tornata, ho capito che il dubbio è una parte costante della medicina. Non c’è mai stato un momento in cui fossi stato libero dal dubbio. Accettarlo è stato il passo che mi ha permesso di ritrovare la mia intuizione” [3].
4. Come essere antirazzisti? Questa settimana Abi Rimmer, deputy editor di BMJ Careers, affronta il tema del razzismo nel settore sanitario, raccogliendo tre diversi punti di vista. Aaliya Goyal, medico di medicina generale, sottolinea che essere antirazzisti va oltre il semplice non essere razzisti: richiede introspezione, umiltà e un impegno costante per rimuovere le barriere sistemiche. Nel suo piccolo, si impegna a sostenere attivamente i colleghi, evidenziando disparità nei percorsi di carriera e nell’accesso alle cure. “Il razzismo, che sia sottile o palese, esaurisce chi lo subisce, contribuendo al burnout”. Denunciare le discriminazioni è il primo passo per supportare le vittime. Partha Kar, diabetologo ed endocrinologo, evidenzia che il razzismo non è solo una questione di “bianchi contro non bianchi”, ma è presente anche all’interno delle stesse comunità etniche. Essere antirazzisti significa intervenire attivamente contro le ingiustizie, anziché restare in silenzio. Evelyn Mensah, chirurga oftalmica, propone un approccio in tre fasi: “Say it. See it. Sort it”. Bisogna nominare il razzismo senza eufemismi, riconoscerlo nei dati e, infine, agire per smantellare le strutture discriminatorie con politiche e pratiche eque. L’inerzia, sottolinea, equivale a complicità. Tutti e tre concordano: l’antirazzismo è un dovere collettivo, richiede azioni concrete per un sistema sanitario più equo e inclusivo [4].
5. La credibilità di alcune riviste scientifiche vale oro. La rivista Psychotherapy and Psychosomatics, di Karger Publishers, ha licenziato il direttore sostituendolo per ora con una figura aziendale. Si è dimesso il direttore onorario Giovanni Andrea Fava che ha spiegato alla rivista CARE il proprio punto di vista sulla vicenda e, più in generale, sullo stato di salute – non entusiasmante – della comunicazione scientifica. “Karger ha distrutto la sua rivista più importante e probabilmente non si è neanche resa conto di avere distrutto anche la sua reputazione di 125 anni”, dice Fava. E aggiunge: “La casa editrice vuole poter imporre delle scelte editoriali, anche se gli editor non le condividono.” Il punto chiave è che la credibilità di alcune riviste vale oro e, a parere dell’illustre psichiatra e psicoterapeuta, “questa credibilità è molto appetibile” [5]. Un dirigente della casa editrice Karger ha replicato sui social media alla redazione di CARE lamentando che la casa editrice non sia stata interpellata per ascoltare un diverso punto di vista.
I CINQUE (+ 1) ARTICOLI DELLA SETTIMANA
1. Editoriale. Trump 2.0: an assault on science anywhere is an assault on science everywhere. Nature, 25 gennaio 2025.
Galea S. Bibbins-Domingo K. The value of academic health research. JAMA Health Forum2025; 6: e250509.
2. Editorial. Combine AI with citizen science to fight poverty. Nature, 26 febbraio 2025.
3. Dworkin RW. When I lost my intuition. Aeon, 3 marzo 2025
4. Rimmer A. How can I be antiracist? BMJ 2025; 388: r349.
5. Redazione. La scienza sotto assedio. Care, 21 febbraio 2025.
La politica come arte di pesare scienza e valori: Paolo Vineis
Dalle pagine dei blog e delle riviste internazionali
Una conversazione con Giacomo Stella
