Risparmio
Si può passare dal consumare lo stretto indispensabile al consumo eccessivo, spesso entrambi i casi con danni alla salute. A cura di Gavino Maciocco
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Si può passare dal consumare lo stretto indispensabile al consumo eccessivo, spesso entrambi i casi con danni alla salute. A cura di Gavino Maciocco
Risparmiare v. tr. [dal germ. *sparanjan, da cui anche sparagnare] (io rispàrmio, ecc.). – 1. a. Astenersi dall’usare, dal consumare una cosa, o limitarne l’uso e il consumo allo stretto indispensabile, per lo più in vista di future necessità.
Sprecare v. tr. [etimo incerto; forse lat. *exprecari “mandare in malora”] (io sprèco, tu sprèchi, ecc.). – 1. Consumare senza discernimento, senza frutto o senza risultati adeguati.
In sanità è possibile passare da un estremo al suo opposto: dal risparmio allo spreco, dal consumare lo stretto indispensabile, o addirittura dall’astenersi, al consumo eccessivo, senza discernimento e senza frutto. Spesso, in entrambi i casi con danni alla salute.
Molto dipende dal contesto. In numerose parti del mondo ci si astiene dal consumo dei beni necessari per curarsi perché quei beni – farmaci, strumenti diagnostici, prestazioni mediche e infermieristiche – non sono disponibili o sono troppo costosi. Si tratta di un risparmio forzoso, di una rinuncia pura e semplice. In altre parti del mondo, quelle più ricche, quei beni sono disponibili in quantità ed è più facile essere indotti allo spreco. Negli anni Ottanta del secolo scorso in Italia, e anche in altri Paesi industrializzati, fu introdotto il cosiddetto “ticket” sui medicinali, una modesta compartecipazione alla spesa, come deterrente contro lo spreco di farmaci, spesso inutilmente accumulati.
Ma pochi anni dopo cambia il contesto: la spesa sanitaria cresce oltre misura e in Italia, come in altri Paesi industrializzati, si introducono misure stringenti per il suo controllo. Siamo negli anni Novanta e stiamo parlando dell’introduzione nei sistemi sanitari dei principi dell’aziendalizzazione. In Italia viene approvata una legge (n. 502 del 1992) che modifica il sistema di finanziamento dell’Ssn previsto dalla sua legge fondativa (n. 833 del 1978) e impone agli amministratori delle Asl il rispetto del pareggio di bilancio. Dal direttore generale al direttore sanitario, scendendo fino in fondo alla scala gerarchica, tutti sono tenuti a esercitare un rigido controllo sulla spesa e in particolare – per i medici – sull’attività prescrittiva.
Si parla con sempre maggiore enfasi di risparmio, di lotta agli sprechi e di uso ottimale delle risorse. Lo stesso Codice di deontologia medica recepisce il messaggio. All’art. 13 del vigente Codice (del 2014) si legge: “La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico.”
La pressione sui medici diventa più forte, addirittura minacciosa, quando il contesto diventa quello della sanità americana, basata sul mercato e sul profitto, come dimostra questo brano tratto da un articolo pubblicato nel 1995 sul New England Journal of Medicine (Kassirer, 1995): “L’assistenza sanitaria regolata dal mercato crea conflitti che minacciano la nostra professione. Da una parte ci si attende che i medici forniscano un ampio ventaglio di servizi e i migliori trattamenti per rafforzare la qualità della vita dei pazienti. Dall’altra, per contenere le spese al minimo essi devono limitare l’uso dei servizi, aumentare l’efficienza, ridurre il tempo dedicato a ciascun paziente e il ricorso agli specialisti. Sebbene molti ritengano che questo sia un dilemma astratto, io penso che questa crisi diventerà sempre più concreta e dura: i medici saranno costretti a scegliere tra l’interesse del paziente e la propria sopravvivenza economica”.
Qualche volta, come spiega Iona Heath (2016), medico di famiglia inglese, spreco e risparmio convivono, rappresentando due facce della stessa medaglia: “Noi ordiniamo sempre più test per cercare, spesso invano, di essere sicuri di ciò che vediamo e siccome temiamo che coloro che si trovano nel regno dei sani si trovino forse nel regno dei malati, noi continuamente deviamo le risorse dai malati ai sani, cosicché la sovradiagnosi è inevitabilmente legata al sottotrattamento di quelli già malati. La sovradiagnosi dei sani e il sottotrattamento dei malati sono le due facce della moderna medicina. La paura dei pazienti alimenta la paura dei medici e viceversa; specialmente nei sistemi sanitari frammentati che non presidiano la continuità delle cure. È solo all’interno di relazioni di fiducia che queste paure possono essere contenute”.
Gavino Maciocco
Dipartimento di Scienze della salute, Università degli studi di Firenze
Promotore e coordinatore del sito web Saluteinternazionale.info
A cura di Maria Teresa Busca Cosa significa “assumersi le proprie responsabilità”?
