La responsabilità è la capacita di rispondere, rendere ragione delle proprie e altrui azioni. Agire responsabilmente implica compiere i propri doveri, rispettare i diritti degli altri, nonché preservare e promuovere il bene nella consapevolezza delle conseguenze derivanti dalla propria condotta. Attribuire una responsabilità a qualcuno non corrisponde unicamente a limitarsi a considerare la relazione tra una persona e lo stato di cose che ha causato. Vengono messi in gioco motivi, intenzioni e conseguenze. A seconda delle situazioni e dei modi in cui si è operato, la nozione di responsabilità può variare. A volte, infatti, saranno più le conseguenze a essere evidenziate, talora le motivazioni alla base dell’atto commesso.
Con accezione e uso particolare, la frase “assumersi le proprie responsabilità” viene pronunciata con sfumature diverse e variamente articolata soprattutto quando, all’interno di un gruppo, s’intende scindere la responsabilità dei singoli componenti da quella solidale dell’intero gruppo. Questo avviene quando la situazione è estremamente difficile o grave e impone che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Il concetto gioca un ruolo specifico in base ai diversi approcci della riflessione morale contemporanea ma, anche non considerando i vari significati che può assumere nelle svariate prospettive etiche, un’importante distinzione è quella tra la responsabilità verso l’altro, dove l’accento cade sull’alterità, e la responsabilità per il futuro, in cui si dà maggiore importanza al tempo. Il mettere in discussione la dimensione futura è al centro della riflessione di Hans Jonas, in un continuo confronto con i temi principali della bioetica.
Nelle opere di Jonas le riflessioni bioetiche si intrecciano con una particolare considerazione della scienza e della tecnica moderne, che hanno come referente il pensiero di Heidegger e la sua visione della tecnica come destino della civiltà occidentale. Secondo Jonas la tecnica nel corso dei secoli subisce uno sviluppo evolutivo in base al quale passa da strumento orientato a soddisfare necessità primarie, a mezzo capace di creare nuovi desideri e bisogni, assimilando in sé l’idea di progresso. Prima del Novecento la portata dell’azione umana poteva essere circoscritta; l’odierno potere tecnologico invece, producendo effetti a più ampio raggio, è capace di coinvolgere la dimensione futura, quindi si è costretti a tenere conto delle condizioni globali della vita umana, del futuro più lontano, della sopravvivenza della specie. Anche l’etica, prendendo atto di questa novità, deve adeguarsi e lo fa inglobando in sé una nuova dimensione, prima inesistente, quella della responsabilità.
L’oggetto ultimo dell’etica della responsabilità non è la prosperità o la felicità, ma la sopravvivenza delle generazioni future, un bene che non è quantificabile.
Il principio di responsabilità ha le sue radici nel potere e nella libertà di cui l’uomo è dotato; nell’uomo, secondo Jonas, l’evoluzione cessa di essere un processo meccanico e autogestito per diventare obiettivo consapevole e problema di scelte per il futuro. L’evoluzione della specie umana e della natura, attraverso un incremento del potere distruttivo e la possibilità di accedere ai meccanismi originari della vita grazie all’ingegneria genetica, diventa il risultato delle scelte dell’uomo, per questo è fondamentale che tali scelte siano consapevoli e responsabili.
Il principio di responsabilità secondo Jonas è un dovere assoluto della qualità e della sacralità della vita e le conseguenze delle azioni umane non si valutano in base al potersi procurare un certo benessere. L’oggetto ultimo dell’etica della responsabilità non è la prosperità o la felicità, ma la sopravvivenza delle generazioni future, un bene che non è quantificabile. La strategia che adotta non è quella di scegliere, dopo vari calcoli probabilistici in base ai risultati dannosi o non dannosi che le nostre azioni potrebbero produrre in un futuro non necessariamente lontano, ma quella di attribuire in ogni caso un peso maggiore alla minaccia piuttosto che alla promessa di esiti positivi.
Maria Teresa Busca Gruppo di ricerca bioetica, Università degli studi di Torino Scuola superiore di bioetica della Consulta di bioetica onlus
I lemmi sono tratti dal libro Le parole della bioetica, a cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore). Per gentile concessione dell’editore.
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