L’espressione “nicchia ecologica” è stata introdotta per la prima volta da Joseph Grinnell nel 1924 a indicare un luogo in cui una specie è presente in relazione alle sue esigenze ambientali, preferenze/necessità alimentari, specializzazione stagionale e/o prevenzione dalla predazione. In questa definizione l’interesse era principalmente rivolto a stabilire i fattori che influiscono sullo spazio fisico in cui si trova una specie (nicchia spaziale) e quindi a identificare o anche predire la sua distribuzione geografica. Qualche anno dopo, Charles Elton ha integrato il concetto di nicchia ecologica come posizionamento di una specie in un quadro più ampio di comunità o ecosistema, quindi passando da una visione di distribuzione fisica di un organismo alla relazione dell’organismo con altri organismi.
Un contributo importante alla teoria delle nicchie ecologiche è stato fornito nel 1932 da Georgy Gause, che ha formulato il cosiddetto “teorema o assioma di Gause”, aforisticamente definito “una nicchia, una specie”. Il principio afferma che due specie con nicchie ecologiche simili non possono coesistere in un equilibrio stabile in quanto, avendo le stesse esigenze, una sarà più efficiente dell’altra nello sfruttamento delle risorse disponibili e pertanto si riprodurrà e diffonderà a una velocità maggiore, mentre l’altra sarà destinata all’estinzione locale.
Attualmente per “nicchia ecologica” si intende uno spazio occupato da una specie o da una popolazione di una specie all’interno del suo habitat, inteso oltre che come spazio fisico, come ruolo e funzioni che gli individui della specie o popolazione svolgono. In questo senso il concetto di nicchia ecologica identifica la posizione di una specie o popolazione all’interno di un ecosistema, cioè il suo ruolo nelle condizioni fisiche, chimiche e biologiche che ne permettono l’esistenza in quel particolare ambiente.
In una nicchia ecologica gli organismi sono definiti “specialisti” o “generalisti”. I primi possono vivere in un solo tipo di habitat, come, ad esempio, gli animali stenofagi, la cui alimentazione è limitata a una sola fonte o a un numero contenuto di fonti alimentari, o come le piante che necessitano di particolari suoli o climi e sono molto sensibili alle variazioni dei fattori ambientali e climatici. Gli organismi generalisti, invece, hanno nicchie ecologiche più ampie, perché sono dotati di grande capacità di adattamento in quanto eurifagi, cioè in grado di potersi nutrire con una maggiore varietà di alimenti, e sono anche più adattabili ad ambienti soggetti a repentini cambiamenti. Gli organismi generalisti spesso occupano anche nicchie ecologiche diverse e talvolta la stessa specie occupa nicchie differenti in diversi stadi della sua vita, basti pensare ai numerosi stadi larvali degli insetti, ciascuno dei quali può richiedere nutrimento e condizioni ambientali differenti.
Il concetto di nicchia ecologica identifica la posizione di una specie o popolazione all’interno di un ecosistema, cioè il suo ruolo nelle condizioni fisiche, chimiche e biologiche che ne permettono l’esistenza in quel particolare ambiente.
In ecologia vengono poi distinti due tipi di nicchie ecologiche: la nicchia fondamentale o teorica e la nicchia realizzata. La nicchia fondamentale è lo spazio massimo teorico occupato dalla popolazione di una specie in condizioni ideali, cioè in assenza di competizione con altre specie e con risorse non limitanti. La nicchia realizzata è invece quella realmente occupata, la cui ampiezza è minore in conseguenza della competizione con altre specie e della presenza di risorse limitate.
Il termine “allopatria” è utilizzato per identificare situazioni in cui in una nicchia ecologica è presente una sola delle specie con analoghe esigenze. Questa situazione è assimilabile al concetto di nicchia fondamentale in quanto non è presente competizione. Il termine “simpatria” sta viceversa a indicare situazioni in cui due specie con analoghe esigenze sono presenti nello stesso luogo, ed essendoci competizione la situazione è assimilabile al concetto di nicchia realizzata, che con il tempo può portare all’estinzione locale di una delle due. È dunque opportuno pensare alla natura come a un organismo dove tutto è interrelato, e quindi imparare a essere parte di un tessuto di relazioni. Nell’ambiente ogni essere viene a costruire la sua identità e si evolve in una connessione costruttiva col contesto (processi metabolici, fisiologici, riproduttivi e capacità mentali incluse). È una co-evoluzione, la nicchia ecologica condiziona i processi vitali di chi la abita ed è anche costruita dai suoi abitanti. Pensare la natura in questo modo ha implicazioni etiche perché è a favore di ogni forma di vita sia biologica che mentale. Conservare le varie forme di vita vuol dire conservare anche la vita umana.
Sergio Lanteri Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari Università degli studi di Torino
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