Con l’espressione “identità di genere” si intende la profonda e intima consapevolezza che un individuo ha di appartenere a un sesso o a un genere oppure a nessuno di essi. Essa indica la profonda percezione che un individuo ha di sentirsi, comprendersi e identificarsi intimamente e psichicamente come femmina/maschio o come donna/uomo oppure in un modo non conforme ai due sessi/generi socialmente riconosciuti. L’identità di genere si costruisce dalla prima infanzia ed è connessa a un primitivo nucleo identitario che presenta sostanziali differenze culturalmente connotate tra femmine e maschi.
L’identità di genere è un elemento essenziale dell’identità sessuale ed è strettamente legata ai ruoli di genere interiorizzati fin dalla tenera età, con le aspettative sociali circa i ruoli che donne e uomini dovrebbero giocare o le posizioni che potrebbero occupare in una determinata cultura e in un dato periodo storico. I ruoli e le espressioni di genere riguardano gli aspetti psicologici, gli interessi e le inclinazioni associati a specifiche norme sociali di riferimento che definiscono come donne e uomini dovrebbero comportarsi, cosa ci si aspetta da una persona che si identifica come femmina o maschio; stabiliscono norme, modelli e immagini di come una donna o un uomo dovrebbero comprendere ed esprimere la propria appartenenza a un genere.
L’identità di genere non determina l’orientamento sessuale di una persona né corrisponde al mero sesso assegnato medicalmente e riconosciuto giuridicamente alla sua nascita. Ad esempio, una persona potrebbe essere stata riconosciuta come femmina alla nascita ma identificarsi con il sesso maschile e voler essere riconosciuta socialmente come uomo. L’identità di genere può, dunque, articolarsi in modi diversi e presentare molte sfumature. Una personacisgender o cisessuale percepisce in modo positivo la conformità fra la propria identità di genere e il proprio sesso biologico, e dunque identifica il proprio genere principalmente con il sesso assegnato alla nascita. Una personatransgender si identifica invece con un sesso/genere diverso da quello assegnato alla nascita e non si sente a suo agio con la corrispondenza tra il suo sesso biologico, il suo sentirsi e identificarsi come donna o uomo (la sua identità di genere) e le aspettative sociali rispetto a come e a cosa fa o desidera (il suo ruolo di genere). Una personatransgender non è necessariamente transessuale, ossia può non essersi o non voler essere sottoposta a un intervento chirurgico per cambiare sesso. L’identità di genere non binaria abbraccia modi di essere sessuati che vanno oltre la dicotomia femminile/maschile.
E’ una visione discriminante considerare come devianti o anormali le persone che manifestano un’identità di genere che non rientra nei costrutti cis-normativi.
Il termine “non binario” include tutte le persone che hanno un’identità di genere che non può essere adeguatamente rappresentata dalle categorie donna/uomo e indica la non conformità al binarismo di genere, ossia all’idea che tutti gli esseri umani possano essere classificati nei due generi (maschile e femminile). Esempi di identità non binaria sono: agender (chi non si attribuisce e/o non percepisce un’identità di genere binaria; chi non ha un’identità di genere oppure ne ha una neutra); bigender (chi non e identificabile né come donna né come uomo e presenta un’identità di genere mista o neutra);genderfluid (chi presenta un’identità di genere che oscilla e varia nel tempo); pangender (chi sperimenta identità di genere multiple, contemporaneamente o in momenti diversi); demigender (chi si sente solo in parte o non del tutto donna o uomo); intergender (chi presenta un’identità che può essere considerata intermedia tra femmina e maschio o una combinazione dei due).
La convinzione che ci siano solo due generi e che il proprio genere (o la maggior parte degli aspetti di esso) sia inevitabilmente legato al sesso assegnato alla nascita e detta cissessismo. Si tratta di una visione discriminante perché considera come devianti o anormali le persone che manifestano un’identità di genere che non rientra nei costrutti cis-normativi.
Vera Tripodi Dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” Università degli studi di Milano La Statale
Questo testo è tratto dal libro Le parole della bioeticaa cura di Maria Teresa Busca e Elena Nave (Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2021). Per gentile concessione dell’editore.
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