Log in

Ops! Per usare il Centro di Lettura devi prima effettuare il log in!

Password dimenticata?

Non hai un account? Registrati

Registrazione

Sei un essere umano?

Hai già un account? Log in

Cerca nel sito…

Reset

L’introduzione dell’obbligo vaccinale in Austria o di ammende per chi si sottrae a tale imposizione in altri stati ha suscitato un acceso dibattito sia sul piano giuridico che morale. Il giurista è chiamato a rilevare le violazioni della legge o dei diritti. Il bioeticista è invece coinvolto in tutti quei giudizi che riguardano il valore di una scelta.

Il punto di vista giuridico

Di fatto, dal punto di vista giuridico, l’obbligo non contrasta con la difesa dei diritti umani. Lo spiegano in un commento sul Lancet tre giuristi [1]. “La nostra opinione si basa su un’ampia discussione e analisi svolta nell’ambito del progetto Lex-Atlas: Covid-19 (LAC19), una rete mondiale di giuristi che sta producendo e curando l’Oxford compendium of national legal responses to covid-19”. Tale analisi conclude che l’obbligo vaccinale è compatibile con la difesa dei diritti umani perché la restrizione della libertà personale è giustificata nel momento in cui essa permette di prevenire un possibile danno arrecato ad altri. Anche l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani afferma che il diritto all’integrità fisica è un diritto “qualificato”, cioè che può essere limitato in nome della protezione della salute. Inoltre, tra i diritti umani non rientra solo la libertà, ma anche il diritto alla salute, al lavoro e all’istruzione.

L’obbligo vaccinale è compatibile con la difesa dei diritti umani perché la restrizione della libertà personale è giustificata nel momento in cui essa permette di prevenire un possibile danno arrecato ad altri.

Tuttavia, i giuristi riconoscono l’importanza di introdurre nella maniera più corretta un siffatto obbligo. Per esempio, impostando un confronto con tutte le parti sociali, un dibattito pubblico ispirato ai principi della Costituzione e focalizzato sull’efficacia dei vaccini e sulla risposta sociale.

Questo potrebbe far riflettere sull’essenziale partecipazione di medici e scienziati al dibattito, per favorire una piena comprensione della necessità di tale imposizione.

Dal punto di vista formale, una legge dovrebbe stabilire l’imposizione vaccinale, mentre bisognerebbe evitare semplici decreti esecutivi. Le pene comminate ai renitenti dovrebbero rispettare un’adeguata proporzionalità, mantenendo ben presenti le finalità della vaccinazione che sono la difesa della salute pubblica, del servizio sanitario e la riduzione della trasmissione del virus.

Agire per ragioni morali

Ma la liceità dell’obbligo non può essere stabilita solo dalla legge. È importante anche fare considerazioni morali: per stabilire un obbligo, occorre ponderare i benefici ottenuti. Ma come? Sulla base di cosa? Sul Journal of Medical Ethics [2] il bioeticista Julian Savulescu dell’università di Oxford aveva proposto una sorta di albero decisionale che permetterebbe di stabilire se l’obbligo vaccinale sia lecito ed etico.

Sapremo se l’obbligo vaccinale è eticamente giustificato solo quando saremo in grado di valutare la natura del vaccino, la gravità del problema e i probabili costi/benefici delle alternative.

Julian Savulescu

Quattro le condizioni che giustificherebbero l’obbligo: un problema grave per la salute pubblica; la certezza che il vaccino sia sicuro ed efficace; la vaccinazione abbia un beneficio superiore rispetto alle altre misure alternative e il livello di coercizione sia proporzionato ai vantaggi che è possibile trarre. Seguendo questo algoritmo decisionale, dice Savulescu, “sapremo se l’obbligo vaccinale è eticamente giustificato solo quando saremo in grado di valutare la natura del vaccino, la gravità del problema e i probabili costi/benefici delle alternative”.

Quanto può essere considerata grave questa malattia di dimensioni mondiali, che ha portato un elevato numero di decessi e che può avere conseguenze a lungo termine? Per rispondere a queste domande e dare un giudizio di valore sono fondamentali dati certi e condivisi.

Un tema sollevato da coloro che esitano a vaccinarsi è quello della non comprovata efficacia del vaccino e dei rischi cui va incontro una persona che si sottopone alla vaccinazione. Se per gli anziani la vaccinazione costituisce un beneficio enorme, si può dire lo stesso per i bambini? Difficile, dunque, introdurre l’obbligatorietà per tutte le fasce di età.

È anche una questione di equità. Se il singolo si sottopone alla vaccinazione adotta un comportamento equo nei confronti della società, perché contribuisce a una responsabilità collettiva, di cui condividerà benefici e rischi. Infine, si potrebbe sfuggire all’obbligo vaccinale se ci fossero alternative valide. Le più popolari sono state i sistemi di tracciamento e il lockdown selettivo e intermittente. Il punto resta come dovremmo valutare l’utilità della vaccinazione obbligatoria rispetto alle alternative.

Meglio l’obbligo o la ricompensa?

Per aumentare l’adesione alla vaccinazione, i governi di tutto il mondo hanno adottato diverse strategie. Il fine è mitigare quel dilemma morale che impone la scelta tra preservare se stesso dai rischi o agire per il bene della comunità.

L’obbligatorietà vaccinale potrebbe essere giustificata dal punto di vista etico e giuridico, ma Savulescu insieme ai colleghi Jonathan Pugh e Dominic Wilkinson3 si chiede se possano esservi metodi più efficaci di coinvolgimento della popolazione.

Un principio comune all’etica pubblica sostiene che si debba sempre partire dalle misure meno restrittive.  Il costo richiesto al singolo non deve superare il beneficio per l’intera popolazione. Come riporta il bioeticista Alberto Giubilini [4], “un principio di prevenzione del danno, cardine della tradizione liberale milliana, unito a un principio di easy rescue forniscono dunque una prima giustificazione generale di un obbligo morale a vaccinarsi”.

L’approccio più equo potrebbe essere il modello di pagamento per il rischio – insieme al risarcimento per le lesioni – in proporzione ai rischi e agli oneri sostenuti.

L’introduzione dell’obbligo è difficile e costoso. Più facile è l’introduzione di un passaporto vaccinale. La restrizione della libertà di movimento per i non vaccinati è giustificata, dal punto di vista morale, dal rischio di arrecare danno agli altri con la trasmissione del virus.  L’approccio più equo potrebbe essere il modello di pagamento per il rischio – insieme al risarcimento per le lesioni – in proporzione ai rischi e agli oneri sostenuti. È un modello economico e rispettoso della libertà individuale, che può essere utile quando l’istruzione, l’incoraggiamento e la facilitazione falliscono.

Giulia Annovi, Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia

1. Jeff King, Octávio Luiz Motta Ferraz, Andrew Jones. Mandatory covid-19 vaccination and human rights. Lancet 2021; 399: 220-2.
2. Savulescu J. Good reasons to vaccinate: mandatory or payment for risk? J Med Ethics 2021; 47: 78-85.
3. Julian c, Jonathan Pugh e Dominic Wilkinson. Balancing incentives and disincentives for vaccination in a pandemic. Nature Medicine, 6 settembre 2021.
4. Giubilini A. Vaccinarsi contro il covid-19: doveri morali, responsabilità collettiva e intervento dello Stato. MicroMega, 29 aprile 2021.


Altri post in questo Focus…

L’etica dell’obbligo vaccinale: la video intervista a Alberto Giubilini.

Condividi

Condividi questo articolo:

Ultimi articoli

Expressions of concern

A cura di Luca De Fiore
Si ricorre a questa termine per sensibilizzare o in qualche modo avvertire il lettore...

Non chiamiamolo burnout

Il presidente dell’OMCeO di Torino Guido Giustetto richiama l'attenzione sulle lesioni morali che colpiscono medici e infermieri.

Covid-19: servono dati grezzi su farmaci e vaccini

Sul BMJ un appello a firma di Peter Doshi, Fiona Godlee e Kamran Abbasi chiede maggiore trasparenza. E i medici...

I commenti sono chiusi.