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Pirous Fateh-Moghadam, per il Gruppo di lavoro di promozione della pace dell’Associazione italiana di epidemiologia [1].

Tra i diversi rischi per la salute globale la guerra nucleare è quello che potenzialmente minaccia la sopravvivenza dell’intero genere umano. La riduzione fino all’eliminazione di questo rischio rappresenta quindi una priorità di sanità pubblica.

Per raggiungere questo obiettivo la comunità internazionale ha a disposizione uno strumento formidabile: il 7 luglio 2017 è stato adottato dalle Nazioni Unite un accordo globale storico per la messa al bando delle armi nucleari, noto come il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw) che è entrato in vigore il 22 gennaio 2021, riempiendo un vuoto significativo nel diritto internazionale. Il Trattato proibisce alle nazioni di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare l’uso di armi nucleari, o permettere che armi nucleari siano posizionate sul proprio territorio. Per adesso hanno aderito 61 nazioni.

Uomini e donne delle professioni sanitarie sono da sempre in prima linea nell’impegno globale a favore del disarmo nucleare, individualmente e all’interno di organizzazioni come gli International physicians for the prevention of nuclear war (premio Nobel nel 1985) a cui più recentemente si è aggiunta Ican, la International campaign for the abolition of nuclear weapons (premio Nobel 2017).

Chi svolge una professione sanitaria ha infatti il compito di salvaguardare e promuovere la salute della popolazione e sa, più di altri, che le infrastrutture sanitarie non sono e non possono essere preparate per la catastrofe umanitaria che risulterebbe dall’esplosione anche di una sola bomba atomica in una delle nostre città, per non parlare degli effetti di una vera e propria guerra nucleare. Inoltre, permettendo la presenza sul territorio italiano di armi nucleari ci diciamo pronti a sterminare la popolazione civile di un altro Paese. Questo non è eticamente sostenibile, neanche nel caso di una risposta a seguito di un attacco. Lo stesso concetto di “difesa” non è applicabile al ricorso alle armi nucleari che, palesemente e per loro stessa natura, violano tutti i principi della proporzionalità, della protezione dei civili e della distinzione tra combattenti e non combattenti, sanciti dal diritto internazionale attraverso i protocolli delle Convenzioni di Ginevra. Sono la negazione assoluta di tutti i valori che diciamo di voler difendere e vedere affermati nel mondo.

Gli argomenti a favore degli armamenti nucleari assomigliano molto a quelli portati avanti con deprimente monotonia dalla lobby delle armi negli Stati Uniti dopo ogni strage scolastica di bambini: la maggiore sicurezza sarebbe raggiungibile solo incrementando ulteriormente il numero di armi, per esempio addestrando e dotando il personale docente di pistole. In Europa e in Italia scuotiamo increduli la testa sentendo queste affermazioni, riconoscendole immediatamente per quello che sono: un delirio. Tuttavia questo delirio assomiglia molto al principio su cui si basa anche la teoria della deterrenza per la quale la Russia, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Cina, l’India, il Pakistan, Israele e la Corea del Nord detengono un totale stimato di circa 13.000 armi nucleari, la maggior parte delle quali è molto più potente delle bombe con cui Hiroshima e Nagasaki sono state rase al suolo. L’intera umanità potrebbe essere sterminata, non una ma molte decine di volte. A questi nove stati, se ne aggiungono altri cinque che ospitano armi nucleari statunitensi sul proprio territorio: Germania, Belgio, Olanda, Turchia e Italia. Su scala internazionale accettiamo il principio per cui la nostra sicurezza si deve basare sull’equilibrio del terrore. I fautori di tale teoria affermano che l’uso delle armi nucleari è un suicidio in ogni caso (chi le usa per primo muore per secondo), che nessuno sano di mente vorrà compiere e per questa ragione il possesso di tali armi sarebbe una garanzia per la pace.

Il problema è l’esistenza di queste armi in generale e l’unica soluzione e vera promessa di sicurezza sta nella loro eliminazione e quindi nell’adesione convinta al Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari, il prima possibile.

Uno sguardo ai personaggi bizzarri che popolano la scena ai massimi livelli di potere mondiale, dovrebbe essere più che sufficiente per dare invece ragione a Günther Anders [2] quando afferma che non ci sia “nulla di più irrazionale che speculare sulla ragionevolezza” di chi detiene il potere sull’uso di queste armi. Per tacere del fatto che, oltre all’uso intenzionale, c’è sempre il rischio di un incidente catastrofico.

È evidente: il problema è l’esistenza di queste armi in generale e l’unica soluzione e vera promessa di sicurezza sta nella loro eliminazione e quindi nell’adesione convinta al Tpnw, il prima possibile.

La lettera aperta

Per questo motivo, come Gruppo di lavoro di promozione della pace dell’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), insieme al Consiglio direttivo dell’Aie, abbiamo scritto una lettera aperta nella quale esortiamo il Governo italiano a garantire la propria presenza alla prima riunione internazionale sul Tpnw che si svolgerà a Vienna, dal 21 al 23 giugno 2022, con il fine ultimo di firmare e ratificare il Trattato.

Siamo ancora in attesa di una risposta da parte del Governo ma, date le dichiarazioni d’intenti espresse in precedenza, riteniamo che questo sia un obiettivo assolutamente raggiungibile. Nel settembre 2017, il Parlamento italiano ha adottato una risoluzione che incaricava il Governo di “esplorare la possibilità” di diventare uno stato parte del Trattato [3]. Nell’ottobre 2017, Luigi Di Maio, prima di assumere la carica di ministro degli esteri, si è impegnato insieme ad altri 246 parlamentari a lavorare per la firma e la ratifica del Trattato [4]. L’ex presidente del Consiglio italiano Enrico Letta e l’ex ministro degli esteri Franco Frattini hanno firmato una lettera aperta nel settembre 2020, chiedendo ai leader mondiali di “mostrare coraggio e audacia e aderire al trattato” [5]. Infine, il 18 maggio 2022, la Commissione esteri della Camera dei deputati ha approvato una risoluzione [6] che impegna il Governo “a valutare la partecipazione dell’Italia come ‘Paese osservatore’ alla Prima Riunione degli Stati Parti del Trattato di proibizione delle armi nucleari”.

La lettera aperta serve per ricordare questi impegni presi, per aumentare la consapevolezza su questa priorità di sanità pubblica e per informare sull’evento internazionale che si svolgerà tra due settimane e di cui non si sente parlare molto, nonostante la sua fondamentale importanza.

L’unica soluzione è dare priorità al disarmo nucleare e alla pace. Questa è, a nostro parere, la sola scelta coerente per un Governo impegnato nel raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Invitiamo quindi tutti, sanitari e non, a firmare e far firmare la lettera aperta per sottolineare l’importanza del disarmo nucleare e, nell’immediato, della partecipazione dell’Italia alla riunione di Vienna. Molti esponenti del mondo sanitario hanno già scelto di firmare, individualmente e collettivamente (come per esempio la Società italiana di igiene e medicina preventiva, Slow Medicine, la Società italiana di medicina di immigrazioni, l’Isde – Associazione Italiana medici per l’ambiente e altri). Il conflitto in Ucraina ha messo in chiaro che la guerra nucleare potrebbe essere più che mai vicina.

L’unica soluzione è dare priorità al disarmo nucleare e alla pace. Questa è, a nostro parere, la sola scelta coerente per un Governo impegnato nel raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Pirous Fateh-Moghadam
Responsabile Osservatorio epidemiologico
Dipartimento di prevenzione
Azienda provinciale per i servizi sanitari Provincia autonoma Trento

Firma anche tu la lettera!

Bibliografia

1. Per maggiori informazioni: www.epidemiologia.it/aie-e-pace/
2. Günther Anders.Die atomare Drohung. 7° edizione. C.H.Beck, 2003, pagina 21.
3. Ican. How is your country doing? Italy.
4. Ican, Full list of pledge takers
5. Open letter in support of the treaty on the prohibition of nuclear weapons. 21 settembre 2020.
6. Camera dei deputati. Risoluzione n. 7-00766 Boldrini: Sull’impegno dell’Italia a favore del disarmo nucleare. Bollettino delle giunte e delle commissioni parlamentari – Affari esteri e comunitari (III), 21 aprile 2022.

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